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La liberazione degli elefanti
Fino a qualche tempo fa, nel lontano oriente, gli elefanti erano considerati i cavalli trainanti dell’economia: aiutavano a trasportare legnami e a sollevare carichi pesanti. Quando venivano addestrati a questo scopo, veniva fatto loro credere che quello era il loro posto nel mondo, in modo che non cercassero di scappare alla minima occasione. Si potevano infatti notare enormi elefanti legati ad alberelli o paletti che avrebbero potuto sradicare facilmente con un solo gesto: la loro libertà era a portata di mano, ma non l’afferravano mai. Come mai?
Semplice. Fin da piccoli, gli elefanti venivano legati a pali resistenti abbastanza da non consentire loro di liberarsi. Il fatto è che col passare del tempo, accettavano questa limitazione come inevitabile: mentre crescevano, anche se diventavano più grandi e grossi, si rassegnavano all’impossibilità di una fuga. La cordicella che li aveva “legati” da piccoli si radicava nella loro mente come realtà inevitabile.
Diventavano prigionieri nella loro mente.
Molti di noi sono rinchiusi nella propria prigione e questa si trova solo nella mente. Col passare del tempo, mentre costruiamo la nostra prigionia, ci convinciamo che quello spazio minuscolo è tutto ciò che abbiamo e che meritiamo.
Certo, modificare una mentalità simile non è facile e richiede tempo.
Quando racconto questa storia ai miei amici, spesso mi prendono in giro: mi parlano di condizioni, di circostanze, di responsabilità…
Eppure, quale altra responsabilità può essere più importante per noi di quella che ci costringe in una prigione?
Sono profondamente convinto che ciascuno di noi sia una persona speciale e se solo non ha ancora avuto modo di rendersene conto, forse è proprio per come questa persona è stata abituata a vedersi sin da piccola.
Questa non è una colpa, naturalmente. Non può esserlo. Però possiamo fare moltissimo per recuperare, non credi?
Aggiungi un commento a questo post raccontando la tua esperienza, sia in un senso che nell’altro. Il tuo punto di vista può aiutare molte altre persone a trovare una strada migliore.
Un abbraccio forte,
Joseph
“The Etna Bandits”



