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All’inizio può fare molto male, ma col tempo…
Conosci la storia della chiave e del lampione?
E’ quella di un tizio che sta camminando a notte fonda per una viuzza poco illuminata. Ad un certo punto, incontra un uomo tutto indaffarato a cercare qualcosa, inginocchiato sotto un lampione. Incuriosito, gli domanda “Mi scusi, ma cosa sta cercando?” E lui “Ho perso la chiave di casa”.
Al che il passante, un po’ perché impietosito, un po’ perché desideroso di risolvere un problema, si offre di aiutarlo nella sua ricerca e così i due continuano a cercare insieme per oltre mezz’ora. Ma della chiave, nessuna traccia. A questo punto, il passante, spazientito di tanto cercare e di tanto non trovare, gli dice “Abbiamo cercato dappertutto, palmo dopo palmo: ma è sicuro di averla persa proprio qui sotto?” Al che l’uomo, con un filo di voce, ammette: “Beh, in effetti, no. Per la verità l’ho persa dentro casa, ma qui c’è più luce…”
Fino a qualche tempo fa ero convinto che la causa della mia insoddisfazione, del mio non aver ancora realizzato una vita per me soddisfacente, del mio continuo cercare e non trovare, fosse da attribuire al “destino”.
E’ quello che dalle mie parti si dice “aviri a mala stidda” (cioè avere una cattiva stella, gli astri avversi).
E qui non mi riferisco solo al punto di vista economico (che pure e comunque ha la sua incidenza), ma un po’ anche a tutto il resto.
Insomma, ero indaffarato a cercare la mia chiave lontano da dove l’avevo persa, “al di fuori”, solo perché in questo modo, mi illudevo che fosse più facile e comodo trovarla. Ero stato condizionato ad addossare la responsabilità delle cose della mia vita che non mi piacevano a qualcosa al di fuori di me: i genitori, il capo, gli amici, la televisione, i colleghi di lavoro, i clienti, il tempo atmosferico, la crisi economica, la politica, l’oroscopo, la mancanza di denaro – insomma, chiunque o qualunque cosa a cui potevo appioppare la colpa. Non volevo mai guardare verso il vero punto cruciale – me stesso.
Ok, forse a questo punto ti starai chiedendo come mai io ti stia raccontando i fatti miei…
Hai ragione e ti rispondo subito.
Se qualcosa ti suona familiare con questa storia, allora ho due notizie per te, una buona e una cattiva.
Comincio da quella cattiva: esiste davvero una persona che ha determinato a tua insaputa la qualità della tua vita, c’è un responsabile che ha tramato nell’ombra pressoché tutto di te.
Ok, adesso la buona notizia: quel responsabile sei tu.
Io ho impiegato 19 anni per accettare questo punto.
E’ stato facile?
Per niente! Non per me, almeno.
Però è stata una liberazione.
All’inizio, può fare molto male rendersene conto, è stato un processo tormentato. Ma col tempo, questa consapevolezza per me si è trasformata in un potere straordinario di cui oggi non potrei più fare a meno.
E’ stata l’origine di una piccola grande svolta e per questo desidero condividerla con te: spero che possa esserti di aiuto. Se, come altre volte è capitato a me, questa lettura ha l’aria di una strana coincidenza, prova a coglierla nel modo più utile per te: magari non è solo un caso.
Ok, forse a questo punto vorresti dirmi che non è proprio così, che non è dipeso da te se le cose non sono andate come avresti voluto tu, che ci sono altre condizioni a contorno che io non posso nemmeno immaginare, difficoltà su difficoltà e circostanze che ti condizionano pesantemente dall’esterno. Del tutto legittimo.
O magari vorresti testimoniare le mie stesse conclusioni o aggiungere qualche distinguo più particolare.
Insomma, a chi stai attribuendo i risultati di quello che hai ottenuto e che non hai ottenuto nella vita?
Raccontami la tua esperienza aggiungendo un commento a questo post.
Invita anche i tuoi amici a lasciare un contributo.
Presto ti racconterò come questo nuovo modo di vedere le cose ha cambiato la mia vita e di come potrebbe cambiare anche la tua.
Un abbraccio forte,
Joseph
“The Etna Bandits”
PS: se vuoi “sbirciare”, la nostra storia la trovi qui : The Secret of the Web
generale: crescita personale responsabilità ricerca



